Paranoia

Ero stanco e depresso, il lavoro e la città mi avevano prostrato a tal punto che mi rimaneva solo la forza per capire che ciò che mi ci voleva era una vacanza. Leggiucchiavo il giornale quando gli occhi mi caddero su un annuncio piuttosto singolare: offrivano una casa in campagna, a un uomo solo, gratuitamente, in cambio dell’impegno a rimanervi di guardia ogni sera ed ogni notte, per tutto il mese di agosto. Il proprietario, venni a sapere in seguito, si sarebbe recato nell’Oceano Indiano per seguire certi suoi affari. Proveniva da una famiglia inglese che aveva costruito le sue fortune in epoca imperiale. Lui stesso era stato ufficiale della marina britannica.

-Sì, qui riposerà, non c’è altro da fare, disse, e partì.

Per chi sia abituato alla vita di città, non c’è niente di peggio del silenzio di una casa di campagna isolata in cima a un colle per cominciare ad ascoltare ogni rumore, del quale si vuole venire a capo per capire se da esso dobbiamo aspettarci qualcosa che ci procurerà, prima o poi, qualche fastidio.

Passai la prima settimana ad ascoltare rumori di insetti, fruscii, scricchiolii di porte e di finestre ad ogni alito di vento. Cicale, grilli, volpi, civette.

Fu quando ebbi il controllo di ogni più piccolo rumore che cominciai a sentire un sibilo leggero, un fruscìo sommesso simile a quello di un vento, una corrente d’aria. Ascoltavo, ascoltavo, ma non capivo di dove venisse. Cominciai a cercare, ma per tre giorni non riuscii a rinvenire l’origine di quel sibilo sotterraneo.

Fu solo al quarto giorno che mi venne in mente che non avevo ancora aperto una porticina, quasi non l’avevo notata, che mi avrebbe costretto a inginocchiarmi per passarla. Dava sulla cucina. Mi misi in ascolto: sì, il sibilo veniva di lì. Esitai un attimo davanti a quella porta e poi pensai che là sotto ci doveva essere una cantina.

L’aprii, e munito di una pila scesi giù per una ripida scala di pietra che si svolgeva a chiocciola. Non so quanti gradini dovetti scendere per raggiungere una stanza circolare, scavata nella roccia. Su quella stanza si affacciava un’apertura angusta, la varcai. E da lì, per volute e giravolte delle quali non so certo rendere conto, si scendeva, e scendeva, e scendeva. Chi mai poteva avere scavato quei cunicoli, e perchè? Non conducono da nessuna parte, non servono a nulla.

Da molte settimane sto percorrendo i meandri senza senso di queste gallerìe infinite e mi chiedo, senza riuscire a uscirne, perchè, per chi, sono state scavate?